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Storica National Geographic di luglio 2026: faraoni, imperatrici e civiltà perdute

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Storica 209
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Il numero di luglio 2026 di Storica National Geographic, il 209esimo della rivista, propone un viaggio attraverso epoche e civiltà molto diverse. Dall’antico Egitto al mondo maya, dalla Roma di Augusto all’Inghilterra dei Tudor, le pagine del mensile ricostruiscono vite, conflitti politici, credenze religiose e grandi trasformazioni sociali.

La copertina è dedicata ai Vangeli apocrifi e alle versioni della vita di Gesù che non entrarono a far parte dei quattro testi riconosciuti dalla tradizione cristiana. Accanto al tema principale trovano spazio le storie dei faraoni di Giza, la controversa figura di Livia Drusilla, il matrimonio fra Maria Tudor e Filippo II e il periodo di massimo splendore della civiltà maya.

I Vangeli apocrifi raccontano un’altra vita di Gesù

L’articolo di apertura della copertina, collocato a pagina 40, esamina i testi religiosi comparsi durante i primi secoli del cristianesimo e conosciuti come Vangeli apocrifi. Queste opere non furono inserite nel canone ufficiale, ma contribuirono alla diffusione di episodi, personaggi e racconti destinati a lasciare una traccia nella cultura cristiana.

Il servizio spiega come i testi apocrifi offrano una rappresentazione della vita di Gesù di Nazareth diversa da quella tramandata dai quattro Vangeli canonici. L’attenzione si concentra quindi sulla formazione delle prime comunità cristiane e sulla varietà di tradizioni che circolavano in un periodo nel quale il racconto della vita di Cristo non aveva ancora assunto una forma definitiva.

Il mosaico scelto per la copertina richiama subito l’importanza delle immagini sacre nella trasmissione della fede. Il lettore viene così introdotto a un tema che unisce storia delle religioni, letteratura antica e sviluppo della dottrina cristiana.

Cheope, Chefren e Micerino tra storia e leggenda

A pagina 26 la rivista presenta I misteriosi faraoni di Giza, un approfondimento dedicato a Cheope, Chefren e Micerino. I tre sovrani sono legati alle grandi piramidi che ancora oggi dominano l’altopiano egiziano, ma le informazioni certe sulle loro vite restano limitate.

Attorno ai faraoni di Giza sono nate numerose leggende, spesso alimentate dalla grandezza dei monumenti funerari costruiti durante il loro regno. L’articolo mette a confronto questi racconti con le prove raccolte dagli archeologi, cercando di distinguere le ricostruzioni attendibili dalle tradizioni sviluppate nei secoli successivi.

L’Egitto torna nelle prime pagine del numero anche con il ritratto di Tolomeo VIII, soprannominato “il Pancione”. Il sovrano viene descritto come un personaggio segnato da violenze, rivalità familiari e delitti, in un’epoca nella quale le lotte per il potere coinvolgevano direttamente i membri della dinastia regnante.

Livia e il lato oscuro della corte di Augusto

Uno dei servizi centrali, a pagina 68, è dedicato a Livia Drusilla, seconda moglie dell’imperatore Augusto e madre del futuro imperatore Tiberio. La propaganda ufficiale la presentò come un esempio di moralità, modestia e virtù femminile, caratteristiche considerate adatte alla consorte del fondatore dell’Impero romano.

La sua immagine cambiò nei racconti degli storici successivi. Tacito, vissuto circa un secolo dopo la sua morte, descrisse Livia come una donna ambiziosa e capace di organizzare oscure trame per favorire la successione del figlio. Da questa contrapposizione nasce la “leggenda di Livia” richiamata sulla copertina.

Il servizio analizza quindi la distanza tra il modello costruito dalla comunicazione imperiale e il ritratto molto più inquietante tramandato da alcune fonti antiche. La vicenda permette di osservare il ruolo della propaganda nella Roma augustea e il modo in cui la reputazione di una figura politica può trasformarsi nel corso del tempo.

Maya e Minoici al tramonto di grandi civiltà

Il ricco apparato visivo del sommario anticipa il servizio dedicato ai Maya, proposto a pagina 80. Tra il VI e l’VIII secolo la civiltà maya raggiunse una fase di grande sviluppo, con centri di potere come Tikal e Calakmul. Le città ospitavano piramidi, palazzi monumentali e corti guidate dai cosiddetti re sacri.

Questi sovrani esercitavano la propria autorità anche attraverso cerimonie pubbliche e rituali religiosi, alcuni dei quali prevedevano sacrifici. Il potere politico, la religione e l’architettura formavano così un sistema strettamente collegato, capace di rafforzare il prestigio delle famiglie reali.

A pagina 54 l’attenzione si sposta invece sulla fine della civiltà minoica. A partire dalla metà del secondo millennio avanti Cristo, la società sviluppatasi a Creta attraversò una fase di progressivo indebolimento. Calamità naturali, distruzioni e l’arrivo dei Micenei dalla Grecia continentale contribuirono al declino dei grandi centri minoici, tra i quali il celebre palazzo di Cnosso.

Maria Tudor e Filippo II, un matrimonio politico fallito

La storia delle monarchie europee trova spazio nel servizio di pagina 94, dedicato a Maria Tudor e Filippo II. Nel 1554 la regina Maria I d’Inghilterra sposò il principe Filippo, erede al trono di Spagna. L’unione aveva obiettivi dinastici e religiosi: generare un erede e rafforzare il cattolicesimo nel regno inglese.

Il progetto non raggiunse il risultato sperato. La coppia non ebbe figli e Maria morì quattro anni dopo il matrimonio. L’articolo ricostruisce quindi un’unione che avrebbe potuto modificare gli equilibri politici e religiosi dell’Europa, ma che rimase priva della successione necessaria a consolidare l’alleanza.

Dal Medioevo a Chernobyl

Il numero comprende anche rubriche e approfondimenti più brevi. Un articolo racconta la nascita e l’affermazione dei moschettieri del re, corpo militare d’élite creato da Luigi XIII. Un altro esamina la condizione dei folli nel Medioevo e il lento passaggio dall’idea della malattia come manifestazione demoniaca alla necessità di assistere le persone colpite da disturbi mentali.

La sezione dedicata alle grandi scoperte ricostruisce il recupero del sottomarino Hunley, affondato nel 1864 e ritrovato nel 1995. La parte di storia visuale affronta invece il disastro di Chernobyl del 26 aprile 1986, ricordato come il più grave incidente nucleare della storia.

Storica National Geographic costruisce così un numero molto vario, nel quale il racconto dei grandi personaggi si alterna alla storia delle società, delle religioni e delle scoperte archeologiche. Il risultato è una panoramica che attraversa millenni di storia, mantenendo al centro le fonti, le immagini e le domande ancora aperte sul passato.

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